{"id":524,"date":"2022-06-23T17:23:00","date_gmt":"2022-06-23T17:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/svoltaeuropea.it\/?p=524"},"modified":"2022-06-23T17:23:00","modified_gmt":"2022-06-23T17:23:00","slug":"pensiero-liberale-e-pensiero-socialista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/?p=524","title":{"rendered":"PENSIERO LIBERALE E PENSIERO SOCIALISTA"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/image-14.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-525\" srcset=\"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/image-14.png 1024w, https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/image-14-300x200.png 300w, https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/image-14-768x512.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Un\u2019affermazione formulata da uno sciocco o comunque ignorante mi stimola a formulare queste riflessioni su un tema annoso, su cui si sono scritti libri su libri e che ha improntato gli ultimi due secoli di storia umana: il conflitto tra pensiero liberale e pensiero socialista, ovvero tra capitalismo e comunismo, con tutte le altre sfumature espresse con parole diverse. Questa affermazione dice che le tasse si debbono far pagare al capitale non alle persone.<br>In altri termini: patrimoniali tante, IRPEF ed assimilabili no. Questo approccio, tipicamente comunista, nasce da un processo di analisi che ha una sua logica, ma che eccede alla grande anche le analisi di Karl Marx, padre indiscusso del comunismo come lo conosciamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciamo col dire una cosa: tutte le teorie economiche a sfondo sociale hanno come obiettivo \u201cteorico\u201d il benessere delle persone, grazie allo sviluppo dell\u2019economia, dei loro redditi, dei loro consumi. Il conflitto poi nasce dalle \u201cdifferenze\u201d che i diversi sistemi socio economici producono, non assegnando a tutti gli individui la medesima quota di benessere. Le \u201cdifferenze\u201d tra le persone, in termini economici, dipendono dalla loro capacit\u00e0 di disporre dei beni necessari al loro benessere, o producendoli da se, oppure acquistandoli da altri, in cambio di qualcosa.<br>Qui si impone una domanda: \u00e8 possibile produrre qualcosa in assenza di \u201ccapitale\u201d?<br>La risposta \u00e8 : NO. E va chiarito cosa sia il \u201ccapitale\u201d.<br>L\u2019uomo primitivo, per procurarsi cibo, cacciava animali, li uccideva e li mangiava.<br>Per riuscire nel suo intento usava una clava, ho una pietra scheggiata. Questi attrezzi erano il suo \u201ccapitale\u201d. Senza di loro non avrebbe potuto uccidere le sue prede, non quelle pi\u00f9 grosse, almeno. Oggi, un cacciavite \u00e8 \u201ccapitale\u201d; provate ad avvitare una vite \u201csenza\u201d un cacciavite. Impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi banali esempi ci spiegano che il solo lavoro umano (girare il cacciavite) senza capitale (il cacciavite) non \u00e8 in grado di procurarci quello di cui abbiamo bisogno.<br>Il mondo moderno, ma anche quello dell\u2019epoca di Karl Marx, \u00e8 fondato sulla presenza di lavoro e capitale, dove quest\u2019ultimo significa attrezzi e macchine, ma anche soldi, che altro non sono che una certificazione di un valore che deriva da uno scambio economico sostanziale (merce o servizi in cambio di merce o servizi). Ma da dove nasce il capitale? Nasce dalla differenza, accantonata, tra il valore di mercato di quello che si produce, ed i costi sostenuti per produrre. Marx chiamava questa differenza plusvalore, ed oggi lo chiamiamo utile lordo. Se questo utile lordo, in tutto o in parte, non viene devoluto per altri scopi a chi ha la propriet\u00e0 dell\u2019impresa, il suo valore diventa \u201ccapitale\u201d dell\u2019impresa, e pu\u00f2 essere convertito in macchinari, o altre forme idonee a produrre altro utile all\u2019impresa, ed anche opportunit\u00e0 di lavoro per qualcuno. Se l\u2019impresa non fa utile, cio\u00e8 non produce capitale, si ferma, perch\u00e9 il capitale di cui dispone (macchine, ecc) si deteriora nel tempo, e mancano le risorse per rinnovare gli impianti, o renderli pi\u00f9 produttivi. Qualsiasi imposizione fiscale su questo utile d\u2019impresa non distribuito riduce la capitalizzazione dell\u2019impresa e quindi il suo potenziale di sviluppo e la sua capacit\u00e0 di offrire nuove opportunit\u00e0 di lavoro e quindi di reddito per qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi sarebbe auspicabile che, almeno in linea di principio, la fiscalit\u00e0 applicata all\u2019utile d\u2019impresa fosse pari a zero. Ed \u00e8 anche essenziale chiedersi quale sia lo scopo della fiscalit\u00e0, in generale. Le tasse sono indispensabili al finanziamento dello Stato, inteso in senso lato come cosa pubblica, come istituzione collettiva il cui scopo \u00e8 quello di fornire a tutti i cittadini i servii essenziali, partendo dalla sicurezza e difesa del territorio e delle persone, per poi estendersi alla viabilit\u00e0 ed alla distribuzione dei servizi collettivi essenziali (acqua, energia, ecc). Quindi le tasse sono, in linea di principio, soldi che il cittadino consegna allo Stato perch\u00e9 gli vengano restituiti sotto forma di servizi. Il capitale non richiede servizi: \u00e8 materia morta, non vivente; si tratta di attrezzi, di impianti, o del valore equivalente espresso in soldi. Che senso ha chiedergli di contribuire alle entrate fiscali?<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di proseguire, c\u2019\u00e8 un altro punto che \u00e8 importante mettere in evidenza: il principio di uguaglianza e la diversit\u00e0. \u201clibert\u00e0, uguaglianza, fratellanza\u201d : sono i tre principi della rivoluzione francese, fondativi del mondo in cui viviamo, bene o male, espressione del superamento del mondo monocratico fondato su imperatori e sudditi.<br>Ma questi principi sono stati male interpretati e stravolti ad uso e consumo di ogni distorsione ideologica; libert\u00e0 individuale, si, ma con tutti i limiti necessariamente imposti dalla convivenza.<br><strong>La libert\u00e0 individuale<\/strong>&nbsp;assoluta presuppone una vita condotta nel totale isolamento.<br><strong>Fratellanza<\/strong>: si, ma dove inizia e dove finisce? Chi ti infligge danni non pu\u00f2 essere tuo fratello!!!<br><strong>Uguaglianza<\/strong>: in che cosa? Se c\u2019\u00e8 una ricchezza sul pianeta \u00e8 la \u201cdiversit\u00e0\u201d, biologica, prima di tutto, sia nel mondo vegetale che animale che umano. Per fortuna non ci sono due esseri umani che siano uguali tra loro: il DNA fa il suo lavoro con la riproduzione eterologa.<\/p>\n\n\n\n<p>La diversit\u00e0 non \u00e8 soltanto biologica: \u00e8 anche sociale. Nel mondo animale le differenze si traducono in un conflitto perenne tra predatori e predati, con una infinit\u00e0 di predatori (anche gli uccelli insettivori lo sono) ed un numero limitato di soli erbivori. E nella predazione non esiste \u201cgiustizia\u201d ma solo equilibrio naturale, quando c\u2019\u00e8. Nel mondo umano non \u00e8 molto diverso: siamo predatori, ci nutriamo delle carni di animali che alleviamo per cibarcene, e solo in parte ci nutriamo di vegetali. La predazione umana si manifesta sotto infinite forme, da quella propriamente detta (furti, rapine, truffe, ecc) a forme pi\u00f9 sfumate e \u201clegali\u201d in cui chi pu\u00f2 riesce a produrre per se, rispetto ad altri, un reddito superiore, sfruttando le opportunit\u00e0 offerte dal mondo in cui vive, tra le quali \u201canche\u201d il lavoro a basso costo di alcuni, che non dispongono di meglio per produrre il proprio reddito. Da qui le grandi e piccole disparit\u00e0 di ricchezza individuale che producono invidia sociale e conflitti sociali di ogni genere, oltre ad essere il germe di tutte le ideologie a sfondo sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il quadro di riferimento all\u2019interno del quale sviluppare qualsiasi altra analisi.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto si pu\u00f2 ragionare su pensiero liberale e pensiero socialista, per vedere se, alla luce di una fredda analisi, sia possibile trovare convergenze oppure si tratti di due visioni del mondo antitetiche e perennemente conflittuali. Il pensiero liberale, in estrema sintesi, immagina una libert\u00e0 d\u2019azione assoluta delle forze produttive, intese come imprenditoriali (ma anche i lavoratori delle aziende, con i loro specifici interessi, sono parte di queste forze produttive). Immagina un mercato, anche su scala planetaria libero da vincoli ed ostacoli agli scambi commerciali, ed uno Stato che non gravi sulle imprese con tasse e regole imposte che possano condizionare il funzionamento delle imprese. Un pensiero liberale cos\u00ec espresso si definisce, in genere, liberismo, un \u201cismo\u201d che esprime come si tatti di una concezione portata alle sue estreme conseguenze. Nel mondo \u201cliberista\u201d non c\u2019\u00e8 limite allo sviluppo della ricchezza e del capitale, e non c\u2019\u00e8 attenzione alle condizioni di lavoro ed al reddito dei lavoratori, pur indispensabili all\u2019esistenza stessa delle imprese.<br>Il pensiero socialista, all\u2019opposto, si concentra sul reddito della forza lavoro, quella che non capitalizza reddito nell\u2019impresa, ma solo, quando ci riesce, come risparmio individuale, fieno in cascina per eventuali carestie. E considera tutto l\u2019utile d\u2019impresa come una sottrazione di reddito ai lavoratori, volta ad accrescere la ricchezza dell\u2019imprenditore. La capitalizzazione, in quest\u2019ottica, viene considerata un \u201cfurto\u201d: la celebre frase \u201cla propriet\u00e0 \u00e8 un furto\u201d, confondendo capitale e propriet\u00e0, \u00e8 rimasta scolpita nella Storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste sintesi estreme aiutano a capire dove stiano i \u201cbachi\u201d, tanto nel pensiero liberale che in quello socialista.<\/p>\n\n\n\n<p>Il liberismo si allontana dagli obiettivi \u201cumanisti\u201d della produzione economica per spersonalizzarsi in un\u2019astrazione in cui l\u2019impresa diventa fine a se stessa, dimenticando ipocritamente che \u00e8 invece una macchina di produzione di ricchezza, se funziona, per una sola o per poche persone, anche a scapito di altri interessi collettivi. Il socialismo, invece, sorvola allegramente sul fatto che senza produzione di capitale d\u2019impresa questa cessa di esistere, e con essa il lavoro umano che produce. E la \u201cpropriet\u00e0 collettiva dei mezzi di produzione\u201d, cio\u00e8 del capitale, \u00e8 una affermazione predatoria nella quale un gruppo di persone si appropria, per principio, di qualcosa che altri hanno costruito, anche a proprio rischio e pericolo, perch\u00e9 se fare impresa non fosse un rischio e non comportasse sacrifici, oltre che specifiche capacit\u00e0 e quantit\u00e0 di lavoro, non si vede perch\u00e9 il 100% delle persone non possa fare impresa per conto suo, invece di lamentarsi di quanto l\u2019impresa offre loro e, in ipotesi, sottrae loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 queste poche righe ci dicono che il giusto cammino sta da qualche parte in mezzo a queste due visioni estreme. Ma dove, esattamente? Serve ragionare su alcuni altri elementi. Il capitale, quello che il nostro amico ignorante vorrebbe tassare in esclusiva, \u00e8 una forza produttiva capace di riprodursi, come i batteri, avvalendosi del tessuto, non strettamente umano ma sociale, in cui si trova. I soldi fanno soldi. Col tempo pu\u00f2 crescere a dismisura, sino a raggiungere dimensioni di ricchezza da capogiro. Questo accade oggi pi\u00f9 di quanto accadesse in passato, con capitali da capogiro concentrati nelle mani di pochissimi personaggi, o aziende multinazionali, aziende e persone che, grazie al potere di questi capitali, possono condizionare il mondo, la politica, l\u2019economia. Questi enormi accumuli di ricchezze sono una distorsione del modello di sviluppo capitalista, distorsione rispetto alle finalit\u00e0 \u201cumanistiche\u201d dello sviluppo economico umano, ma conseguenza matematica della natura stessa dei fenomeni in gioco.<br>E non \u00e8 il solo fenomeno da osservare: il pensiero liberale promuove la concorrenza tra le imprese, tra i produttori, intesa come stimolo al miglioramento continuo finalizzato al successo dell\u2019impresa. Una \u201csana\u201d concorrenza \u00e8 la base del pensiero liberale.<br>La concorrenza, per\u00f2, \u00e8 una lotta sul mercato, una lotta che presuppone, come in tutti i conflitti, vincitori e vinti, aziende che crescono ed altre che scompaiono. Vinca il migliore, nell\u2019interesse di tutti. Si, ma spesso questo \u201cmigliore\u201d diventa un mostro vorace che inghiotte ogni altra cosa. Il principio stesso di concorrenza induce ad eliminare gli avversari, in ogni modo concesso, e questo conduce al monopolio, ovvero all\u2019esatto opposto della concorrenza. E monopolio va a braccetto con ricchezza smisurata.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra epoca \u00e8 ricchissima di esempi di aziende che hanno fatto saltare il banco nel loro settore, come Microsoft, Google, Amazon, per fare solo qualche esempio tra i pi\u00f9 noti, ma ci sono innumerevoli colossi che condizionano pesantemente il mercato, ad esempio nel campo dell\u2019energia; stiamo facendo le spese del condizionamento dalle fonti energetiche russe a cui avevamo ingenuamente concesso una condizione di quasi monopolio nei nostri confronti. La risposta del pensiero socialista a queste distorsioni in pratica non esiste: la sola risposta storica \u00e8 quella della nazionalizzazione di queste imprese, una risposta priva di applicabilit\u00e0 nel mondo globalizzato delle multinazionali. Oppure la risposta fiscale: non posso impedirti di raccogliere tante risorse ma, per quanto attiene alla tua operativit\u00e0 nel mio paese, paghi delle tasse (caso Amazon in Europa). Si tratta di risposte risibili in rapporto alla dimensione dei fenomeni, risposte che non combattono le posizioni monopolistiche e quindi lo strangolamento di migliaia di altre imprese, e sale sul terreno di quelle che avrebbero potuto nascere.<br>Il problema, poi, non sta nel fatto che queste imprese non producano opportunit\u00e0 di lavoro, anzi, oppure non offrano servizi efficienti (Amazon \u00e8 una macchina quasi perfetta).<br>Il problema eccede i limiti del pensiero economico, liberale o socialista, per trasferirsi nel dominio del pensiero filosofico e sociale. Blateriamo di democrazia, attuata sempre male, e condanniamo i regimi totalitari, ma nel campo della produzione economica assistiamo impotenti allo sviluppo di un sistema, su scala mondiale, che \u00e8 sempre meno \u201cdemocratico\u201d e sempre di pi\u00f9 concentrato nelle mani di pochi. E questa concentrazione tocca anche la capacit\u00e0 di informazione, cio\u00e8 la quintessenza della democrazia, per quanto imperfetta sia.<\/p>\n\n\n\n<p>La globalizzazione dei mercati, inoltre, ha mostrato proprio adesso, con la guerra in Ucraina, quanto distorsiva possa essere nei confronti degli obiettivi umanistici primari dei popoli, compromettendo proprio quella \u201clibert\u00e0\u201d che \u00e8 il primo, ed il pi\u00f9 importante, dei tre pilastri della Rivoluzione Francese. Abbiamo scoperto che la dipendenza dai mercati esteri ci rende schiavi, ci toglie le nostre libert\u00e0, ci rende fragili e potenzialmente privi degli stessi beni di prima necessit\u00e0 da cui dipende la nostra vita, come l\u2019energia e persino il pane.<br>Credo che, a questo punto, soltanto un cieco possa non vedere dove ci portano queste analisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto quello su cui abbiamo sin qui fondato la nostra esistenza, come bagaglio ideologico e modello di sviluppo, va considerato come un\u2019importante esperienza umana, ma va anche ridimensionato drasticamente, subito, mettendo nel cassetto le ideologie monocromatiche e l\u2019internazionalismo, proletario o finanziario che sia, perseguendo un modello fondato sulla massima autonomia locale nella produzione dei beni e servizi essenziali e strategici, senza rinunciare al commercio internazionale ma riportandolo alla sua funzione primaria, quella di fornirci una quota limitata e non strategica dei beni e servizi a noi necessari o comunque appetibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo abbandonare l\u2019egualitarismo di maniera per tornare alla societ\u00e0 dei migliori, in cui ci sia spazio per tutti, ma ciascuno secondo i suoi meriti, siano essi acquisiti o naturali.<br>E dobbiamo, TUTTI noi, portare il dovuto rispetto al capitale come al lavoro, premiando entrambi, con un percorso di politica economica e sociale che non combatta la produzione di ricchezza ma, anzi, la favorisca, purch\u00e9 non a scapito delle forze economiche pi\u00f9 deboli, ostacolando in ogni forma possibile la formazione di posizioni monopolistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo percorso non \u00e8 liberista e non \u00e8 socialista, ma \u00e8 un percorso orientato a ricercare l\u2019equilibrio nella diversit\u00e0, riconoscendola, non negandola, e rispettandola ovunque si manifesti, senza travestirla. Il crollo politico nazionale imminente e la crisi economica severa che incombe sopra di noi debbono diventare l\u2019occasione per una riscossa nazionale, con una SVOLTA decisa, che ci allontani dai facili inganni offerti dall\u2019una o dall\u2019altro versante del percorso sin qui seguito, prima a livello nazionale ma poi anche europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ing. Franco Puglia<\/p>\n\n\n\n<p>23 giugno 2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019affermazione formulata da uno sciocco o comunque ignorante mi stimola a formulare queste riflessioni su&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[8,10,25],"tags":[132,133],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/524"}],"collection":[{"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=524"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/524\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=524"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=524"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=524"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}