{"id":506,"date":"2017-11-09T16:06:00","date_gmt":"2017-11-09T16:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/svoltaeuropea.it\/?page_id=506"},"modified":"2017-11-09T16:06:00","modified_gmt":"2017-11-09T16:06:00","slug":"flat-tax-linear-tax-o-top-tax","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/?page_id=506","title":{"rendered":"FLAT TAX, LINEAR TAX O TOP TAX?"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"807\" height=\"413\" src=\"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/image-10.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-507\" srcset=\"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/image-10.png 807w, https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/image-10-300x154.png 300w, https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/image-10-768x393.png 768w\" sizes=\"(max-width: 807px) 100vw, 807px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>FLAT TAX AL 25%<\/strong><br><strong>UNA PROPOSTA DI NICOLA ROSSI, DEL BRUNO LEONI<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<ol>\n<li>Flat Tax \u00e8 una terminologia impropria, e per i pi\u00f9 fuorviante. Infatti il termine, senza ulteriori spiegazioni, fa immaginare una imposizione fiscale uguale per tutti, poveri e ricchi, mentre NON \u00e8 questo il contenuto concreto della proposta, che si espone quindi a pesanti attacchi da sinistra, ma anche da destra, almeno da parte di chi per i motivi pi\u00f9 diversi, non ha approfondito, o non vuole approfondirne, i contenuti.<br>Pi\u00f9 concretamente la proposta esprime una&nbsp;<strong>LINEAR TAX<\/strong>, cio\u00e8 una imposizione fiscale IRPEF calcolabile con una semplicissima formula matematica, l\u2019equazione lineare :<br><strong>Y = a * X \u2013 b<\/strong>&nbsp;, dove Y rappresenta l\u2019imposta da pagare, X \u00e8 il reddito imponibile, \u201ca\u201d \u00e8 un coefficiente fisso, che nell\u2019ipotesi di Rossi \u00e8 il 25% (0,25) e \u201cb\u201d \u00e8 un importo fisso detraibile che, se il reddito X \u00e8 molto basso o nullo, pu\u00f2 condurre ad una imposta negativa, vale a dire ad un eventuale sostegno compensativo da parte dello Stato nei confronti dell\u2019incapiente.<br>L\u2019elemento che descrive questo approccio come flat tax \u00e8 rappresentato dal fatto che, per redditi elevati, il valore di \u201c<strong>b<\/strong>\u201d diventa trascurabile rispetto al prodotto&nbsp;<strong>a * X<\/strong>&nbsp;, per cui l\u2019aliquota percentuale massima tende ad \u201c<strong>a<\/strong>\u201d (25%) con un reddito infinito.<br>L\u2019aliquota equivalente su cui pagare imposta, in funzione del reddito, assume quindi un andamento parabolico che tende ad un asintoto, cio\u00e8 al valore massimo \u201c<strong>a<\/strong>\u201d.<br>Ci sono quindi due LEVE su cui agire : l\u2019aliquota percentuale massima (a) e la detrazione fissa (b). Con una tale regola CHIUNQUE pu\u00f2 facilmente calcolare l\u2019imposta dovuta come IRPEF sul suo reddito imponibile. Chi ha reddito zero, o comunque molto basso, si ritrova con una imposta negativa, cio\u00e8 con un rimborso statale, che nel libro di Rossi viene, in pratica, definito quale conguaglio al \u201cminimo vitale\u201d , vale a dire una cifra corrisposta ad ogni cittadino, e detraibile dal prodotto&nbsp;<strong>a * X<\/strong>, quindi una specie di \u201creddito di cittadinanza\u201d per tutti i soggetti di imposta. Osserviamo quindi che questa \u201cflat tax\u201d non cancella il principio costituzionale di progressivit\u00e0, tutt\u2019altro, ma lo interpreta sotto una forma diversa, pi\u00f9 semplice e comprensibile a tutti. Una ipotesi nella tavola che segue:<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/francoinfare.files.wordpress.com\/2022\/11\/flat-tax.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/francoinfare.files.wordpress.com\/2022\/11\/flat-tax.jpg?w=1024\" alt=\"\" class=\"wp-image-2150\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<ol start=\"2\">\n<li>Qui per\u00f2 non finiscono i problemi, ma iniziano e si chiamano : ALTRE TASSE.<br>Eh gi\u00e0, perch\u00e9 l\u2019IRPEF non \u00e8 la sola tassa che grava sulle persone fisiche, ma \u00e8 la sola che vuole essere improntata al criterio della progressivit\u00e0, mentre tutte le altre sono davvero FLAT, uguali per tutti, ricchi e poveri : IVA, IRES (tassa sulle imprese), imposta sulle plusvalenze finanziarie, imposte sostitutive sulle locazioni di immobili, accise, bolli, ecc, ecc, per non parlare della contribuzione previdenziale.<br>L\u2019insieme di tutte queste tasse pu\u00f2 essere classificato in :<br>\u2013 imposte sui redditi, da impresa, da lavoro dipendente, da investimenti<br>\u2013 imposte sui consumi (IVA, accise, bolli, ecc)<br>\u2013 tasse a copertura della previdenza sociale .<br>E qui, oltre ai contributi INPS, andrebbero messi in conto anche contributi per il SSN (coperti oggi in parte, impropriamente, da IRAP, una tassa sulle imprese), contributi che si dovrebbero versare, volendo abolire l\u2019IRAP.<\/li>\n\n\n\n<li>Ora, se uno dei problemi \u00e8 anche semplificare e rendere pi\u00f9 trasparente il carico fiscale sul cittadino, e se un altro dei problemi \u00e8 rendere autenticamente applicato il principio costituzionale della progressivit\u00e0 dell\u2019imposta, questo principio dovrebbe essere adottato per TUTTE le imposte, nessuna esclusa, non solo sull\u2019IRPEF.<br>Ecco quindi che Rossi suggerisce, come logica conseguenza, una fiscalit\u00e0 che tenga conto del REDDITO COMPLESSIVO dell\u2019individuo, non soltanto di una delle sue componenti.<br>In realt\u00e0 alcune distorsioni sono il prodotto di una fiscalit\u00e0 esosa nelle sue aliquote, che lo stesso legislatore ha ritenuto di dover attenuare con provvedimenti anche abbastanza recenti, come la cedolare secca sui redditi da locazione e sui proventi finanziari.<br>Queste aliquote, non a caso, si aggirano intorno al 25%. Rossi poi non cita il tema dell\u2019IVA e tanto meno quello delle aliquote previdenziali, ma si tratta di temi che rientrano nel medesimo discorso. Se ieri un carico d\u2019IVA progressivo con il reddito era difficilmente immaginabile, oggi, con l\u2019anagrafe tributaria e le dichiarazioni dei redditi individuali redatte addirittura dell\u2019Agenzia delle Entrate, il calcolo di una imposizione fiscale progressiva tanto sui redditi che sui consumi non \u00e8 pi\u00f9 improponibile. Pi\u00f9 complesso il discorso su contribuzione previdenziale e assistenza sanitaria, su cui sorvolo, per ora.<\/li>\n\n\n\n<li>Rossi introduce anche un terzo elemento : lo chiameremo per semplicit\u00e0 \u201creddito familiare\u201d. Rossi infatti comprende che l\u2019integrazione dei redditi pi\u00f9 bassi al \u201cminimo vitale\u201d (dovunque sia definito tale livello) dipende non soltanto dal reddito individuale in s\u00e9, ma anche da altri elementi di carattere patrimoniale e familiare.<br>Disporre di un patrimonio ingente, e non avere reddito, non fa di te un povero.<br>Far confluire pi\u00f9 redditi in un unico nucleo familiare ed abitativo riduce la condizione di indigenza in cui si troverebbero i singoli se vivessero separatamente.<br>Questo complica la nostra semplicissima equazione per il calcolo dell\u2019imposta, perch\u00e9 :<br>\u2013 l\u2019imponibile non dovrebbe essere pi\u00f9 costituito dal solo reddito da lavoro dipendente, da pensione, o d\u2019impresa, ma anche da ogni altra fonte di reddito ascrivibile al medesimo soggetto.<br>\u2013 il coefficiente \u201cb\u201d, che corrisponde ad una importante detrazione d\u2019imposta, non sarebbe pi\u00f9 costante, uguale per tutti, ma soggetto a condizioni variabili, determinate dalla composizione del nucleo familiare, dalla presenza di minori, ecc.<br>E qui ricadiamo nella giungla delle detrazioni all\u2019italiana, pane per commercialisti.<br>Il sistema delle DETRAZIONI SELVAGGE \u00e8 quanto di peggio l\u2019italianit\u00e0 sia riuscita a partorire, nel tempo, per soddisfare le lobbies della politica, con un patto scellerato tra cittadini e potere. Il MERCATO dei voti si basa su concessioni di detrazioni, agevolazioni fiscali, bonus fiscali, e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta.<br>In questo la proposta di Nicola Rossi \u00e8 DEBOLE. Infatti non offre una soluzione che razionalizzi il sistema, anche se esprime qua e l\u00e0 questa necessit\u00e0, quando parla per esempio di abolizione dei sussidi alle imprese, e quando cita la necessit\u00e0 della separazione tra previdenza ed assistenza.<\/li>\n\n\n\n<li>Prima di ampliare questo punto, segnalo un altro aspetto : quello del reddito minimo vitale,<br>o d\u2019inclusione sociale, come qualcuno lo definisce, o di cittadinanza.<br>L\u2019aspetto qualitativo \u00e8 facilmente condivisibile da tutti, in linea di principio.<br>Ma \u00e8 l\u2019aspetto quantitativo che conta e la sua modalit\u00e0 di impiego.<br>QUANTO vale questo reddito ? E per CHI vale ? In quale contesto ?<br>E che incentivo avrebbe il soggetto a sostituire con un reddito da lavoro un reddito comunque garantito? Nell\u2019ipotesi formulata nella tabella di pagina pi\u00f9 in alto il contributo statale derivante dalla tassazione in negativo non determina da solo un reddito di sopravvivenza, a fronte di reddito zero del beneficiario, e questi, per sopravvivere, deve darsi da fare. Il contributo \u00e8 un sostegno al reddito, decrescente col suo aumento, e da solo non basta. Non impedisce comunque il lavoro nero.<br>In questa formulazione, tuttavia, la linea di confine (tasse a zero) \u00e8 alta.<br>Se la abbassiamo, il valore della tassa negativa (contributo di sostegno) per reddito zero diventa risibile. Oppure, supponiamo di cambiare il coefficiente&nbsp;<strong>b<\/strong>) e di fermarci al livello di reddito per il quale la tassazione si azzera. Supponiamo di assegnare, al di sotto di tale soglia, per chi \u00e8 TOTALMENTE privo di reddito, un reddito di sopravvivenza di 700 \u20ac\/mese (e poi qualcuno mi spieghi come si fa a campare avendo ESCLUSIVAMENTE questo reddito, vivendo da soli e non disponendo di alcun patrimonio, anche immobiliare come abitazione).<br>Per chi ha qualche fonte di reddito, riduzione progressiva di questo contributo.<br>Reddito zero : contributo di 700 \u20ac. Reddito da lavoro 300 \u20ac: contributo 400 \u20ac. Reddito da lavoro 690 \u20ac: contributo 10 \u20ac.<br>Ma perch\u00e9 mai il soggetto dovrebbe lavorare per 700 \u20ac\/mese se li pu\u00f2 avere senza farlo?<br>Il minimo \u00e8 che lavori in NERO. Perch\u00e9 questa seconda proposta, ma anche la prima, abbiano senso, occorrono alcune condizioni:<br>a) che ai 700 \u20ac (o altro importo di contribuzione) corrisponda un monte ore di lavoro a debito del beneficiario, pari, ad esempio, a 70 ore\/mese, a disposizione delle P.A. locali per incarichi lavorativi di qualsiasi tipo, che il beneficiario non pu\u00f2 rifiutarsi di accettare, pena la perdita del beneficio. Monte ore cumulabile, come debito di ore da lavorare \u201cgratis\u201d.<br>b) che il beneficiario possa integrare in piena trasparenza tale reddito minimo con altre ore lavorate e retribuite da terzi sino alla concorrenza di un massimo di 40 ore lavorative per mese (ore effettive lavorate + ore a debito), con il contributo gradualmente scalato sino all\u2019eventuale azzeramento, aumentando le ore effettivamente lavorate.<br>In questo modo ci sarebbero due soglie di reddito : una minima di sussidio, che rende difficile la sopravvivenza senza integrare il sussidio con un minimo di lavoro, l\u2019altra di dignitosa appartenenza alla cittadinanza ed al mondo del consumo.<br>In questo modo non si eccedono mai le 40 ore settimanali lavorate (non metto in conto le ferie e festivit\u00e0, ma \u00e8 scontato) ed il costo del lavoratore grava sempre sulle sue spalle, tramite un datore di lavoro pubblico temporaneo e datori di lavoro privati.<br>Il vantaggio della prima formulazione \u00e8 che i contributi statali sono pi\u00f9 bassi e quindi anche il corrispondente monte ore a debito del lavoratore. Infatti non \u00e8 cos\u00ec elementare trovare del lavoro \u201csocialmente utile\u201d nella P.A. per una massa di persone.<br>c) L\u2019entit\u00e0 del sostegno sussidiario, in questo caso potrebbe NON tenere conto della condizione familiare, perch\u00e9 la cifra percepita va pagata dal lavoratore in ore lavorate a 10 \u20ac\/ora, come se lavorasse normalmente.<\/li>\n\n\n\n<li>Come si comprende dalle considerazioni sopra esposte, la formulazione dell\u2019aliquota IRPEF al 25% e la progressivit\u00e0 d\u2019imposta determinata dallo sgravio fiscale per tutti pari ad un reddito minimo comunque articolato, \u00e8 soltanto una parte della soluzione, il primo anello di una catena tutta da costruire. Di questa catena fanno parte integrante&nbsp;<strong>l\u2019abolizione della tassazione sulle imprese<\/strong>, quale che sia, trasferendo l\u2019<strong>imposizione fiscale sugli azionisti<\/strong>, in funzione dell\u2019utile distribuito, e solo di quello. Si potr\u00e0 obiettare che questo pu\u00f2 essere facile per le piccole imprese italiane con azionisti italiani, mentre \u00e8 complicato per le imprese multinazionali, i cui azionisti sono residenti all\u2019estero, imprese che realizzano il loro utile sui mercati pi\u00f9 disparati. E\u2019 vero, e qui la soluzione pu\u00f2 essere una sola : una tassazione sul fatturato, sul venduto nel paese, equivalente ad una&nbsp;<strong>addizionale IVA<\/strong>&nbsp;che esprima in via presuntiva l\u2019utile distribuito agli azionisti grazie al business sul nostro mercato nazionale.<br>Se tale aliquota sar\u00e0 conveniente, le imprese saranno incentivate ad operare, diversamente si allontaneranno. Con le imprese il discorso non \u00e8 facile, perch\u00e9 eludere, per chi opera sui mercati internazionali, \u00e8 relativamente facile. Un titolare italiano d\u2019impresa che operi in Italia ed all\u2019estero pu\u00f2 facilmente far confluire pi\u00f9 utile, se gli conviene, su strutture all\u2019estero, riducendo il suo reddito nazionale. Il fatturato, per\u00f2, \u00e8 un buon indicatore, e se l\u2019azienda dichiara utili distribuiti molto bassi o perdite, un\u2019indagine fiscale, sia pure bonaria, si deve mettere in atto.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>E vediamo i NUMERI che ci offre il libro di Rossi, in sintesi, riferiti ai consuntivi 2015.<br>\u2013 Totale entrate P.A. italiana : 783,4 miliardi (47,7% del PIL, stimato in 1642,4 miliardi)<br>\u2013 Di queste : \u2013 Imposte dirette su redditi e patrimoni : 243 miliardi (14,8% del PIL)<br>\u2013 Imposte indirette : 250 miliardi (15,2% del PIL)<br>\u2013 Contributi sociali : 218,4 miliardi (13,3% del PIL)<br>\u2013 Altre entrate correnti : 72 miliardi (4,4% del PIL)<br>\u2013 Inoltre il libro dice che le entrate strettamente fiscali (pressione tributaria) sono di 494 miliardi (30,1% del PIL) mentre la pressione fiscale, che include i contributi previdenziali, ci porta a 706 miliardi (43% del PIL).<br>\u2013 Spesa pubblica : 826 miliardi (50,3% del PIL) con un disavanzo di 42,6 miliardi, poco meno del 2,6% del PIL.<br>La spesa primaria, al netto degli interessi sul debito pubblico, era di 758 miliardi, con un avanzo primario di 68 miliardi (4,2%), divorato dagli interessi.<br>Pi\u00f9 in dettaglio, ecco i contributi delle seguenti imposte sul totale delle entrate correnti :<br>\u2013 IRPEF (persone fisiche): 37%<br>\u2013 IRES (imprese) : 6,5% \u2013 Imposta su attivit\u00e0 finanziarie : 2,2%<br>\u2013 IMU (immobili) : 4% \u2013 Totale : 49,7% (389,4 miliardi)<br>Vediamo inoltre quali sono le aliquote applicate :<br>\u2013 Scaglioni IRPEF attuali :<br>\u2013 23% sino a 15\u2019000 \u20ac, 27% da 15\u2019000 a 28\u2019000 \u20ac, 38% da 28\u2019000 a 55\u2019000 \u20ac, 41%<br>da 55000 a 75\u2019000 \u20ac, 43% oltre i 75\u2019000 \u20ac.<br>\u2013 inoltre : addizionale regionale 1,23%, altre addizionali comunali e regionali, variabili,<br>e contributo di solidariet\u00e0 su redditi oltre 300\u2019000 \u20ac.<\/p>\n\n\n\n<ol start=\"7\">\n<li>Parliamo di INPS : dalle tasche degli italiani esce anche molto altro, ed \u00e8 la spesa previdenziale, che non \u00e8 una imposta, ma una forma di risparmio forzoso che d\u00e0 diritto ad una pensione futura. L\u2019aliquota complessiva \u00e8 il 33% del reddito, FLAT !<br>L\u2019IRPEF vale circa 290 miliardi (37% delle entrate) e si paga su un imponibile dato dalla differenza tra reddito lordo e contributi previdenziali; il reddito lordo di chi paga IRPEF ma non \u00e8 in pensione \u00e8 di 651 miliardi circa. Infatti nel 2015 le entrate contributive di INPS sono state pari a 215 miliardi circa, cio\u00e8 il 33% di 651 miliardi provenienti dal reddito di persone fisiche non pensionate. Il reddito lordo dei pensionati nel 2015 \u00e8 stato pari a 307,8 miliardi di \u20ac che, sommati ai 651miliardi ci danno circa 959 miliardi di reddito soggetto ad IRPEF. Il rapporto tra i 290 di IRPEF ed i 959 di reddito ci da una pressione tributaria media del 30% !!! Questi numeri derivano da calcoli indiretti e sono soggetti ad errori interpretativi sul significato concreto delle cifre di riferimento, ma supponiamo che siano buoni.<br>Significa che i non pensionati pagano sul loro reddito lordo (costo all\u2019impresa) il 33% di contributo previdenziale, e sul 67% del loro reddito pagano il 30% di IRPEF, in media, con una pressione pari al 53% circa. Aggiungiamo IVA, mediamente 20,6% ed altre imposte (regionali, comunali, ecc) ed ecco che in media il 75% del reddito se ne va in tasse e contributi, mentre soltanto il 25% resta disponibile per sostenere il costo della vita e dei consumi di chi lavora.<\/li>\n\n\n\n<li>Ma in questi conti manca la spesa sanitaria, oggi coperta in buona misura da IRAP (44,6 miliardi). Se venisse abolita questa tassa sulle imprese, quest\u2019onere andrebbe distribuito su TUTTI i contribuenti assoggettati ad IRPEF. Si tratta di un altro 4,6% circa, che graverebbe su tutti, portando il carico sui lavoratori all\u201980% circa, sempre in media.<br>Sui redditi da pensione (mancando la contribuzione previdenziale) il carico fiscale sarebbe del 30%+20,6%+4,6%, con un buon 55% di media. Media da pollo di Trilussa, vista la non omogeneit\u00e0 dei redditi, ma ci dice quanto pesi, comunque, il prelievo fiscale e previdenziale, a fronte dei servizi resi. Se anche a sinistra ragionassero su questi numeri forse capirebbero che uno Stato cos\u00ec vorace non \u00e8 sostenibile neppure in un regime comunista, dove si dovrebbe comunque produrre molta ricchezza reale, non essendo possibile campare sulla poca che viene prodotta.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Torniamo alla nostra FLAT TAX. Dopo tutti questi numeri si comprende come la progressivit\u00e0 IRPEF venga diluita nella TASSAZIONE PIATTA E DIFFUSA che colpisce tutto e tutti.<br>In queste condizioni appare quasi uno sforzo inutile modificare soltanto UNA tra le tante tasse, che rappresenta soltanto una quota dell\u2019onere complessivo.<br>Lo sforzo VA FATTO, ma deve essere strutturale e complessivo, introducendo alcune linee guida di principio, da cui far poi discendere gli strumenti pi\u00f9 idonei. QUALI linee guida ?<br>a) Spesa pubblica ed imposizione fiscale correlate al territorio e\/o ai beneficiari dei servizi resi (tasse di scopo). Significa : paghi le tasse chi riceve i servizi.<br>Significa FEDERALISMO FISCALE, autentico, non di facciata.<br>Quindi tasse locali per i servizi locali, tasse statali per i soli servizi collettivi dello Stato.<br>b) Imposizione fiscale IRPEF come funzione lineare del reddito complessivo delle sole persone fisiche, funzione estensibile ad altre imposte. Basta con le rimesse statali se non nei casi previsti di solidariet\u00e0 sociale collettiva.<br>c) Fiscalit\u00e0 equa, ma severa, in cui l\u2019evasione fiscale diventi NON CONVENIENTE, e severamente punita. Significa poter detrarre dal reddito imponibile, come minimo, una serie di spese NORMALI, su cui gi\u00e0 grava l\u2019IVA, considerate essenziali e minime ai fini di una vita dignitosa. L\u2019IVA su tali consumi, ma anche su altri consumi non compresi nel paniere, potrebbe venire ricalcolata dall\u2019Agenzia delle Entrate sulla medesima base dell\u2019IRPEF lineare, portando ad una differenziazione di fatto del peso dell\u2019IVA su questi consumi, a parit\u00e0 di aliquota \u201ca\u201d grazie ad una detrazione fissa b.<br>In pratica IRPEF ed IVA verrebbero in tal modo assimilate. Il famoso 25% FLAT potrebbe in tal modo essere applicato sia ad IRPEF che ad IVA, solo che, per i redditi pi\u00f9 bassi, grazie alla detrazione b, l\u2019incidenza effettiva di entrambe sarebbe pi\u00f9 bassa, con un massimo del 25% solo per i redditi pi\u00f9 elevati.<br>d) Imposizione fiscale IRPEF sulla CAPACITA\u2019 CONTRIBUTIVA, da determinare con chiarezza. La capacit\u00e0 contributiva dovrebbe rappresentare il residuo attivo che eccede le spese del paniere, detraibili e detratte dal contribuente.<br>e)&nbsp;<strong>Reddito di esistenza in vita<\/strong>, pi\u00f9 che di cittadinanza, con un sostegno assistenziale adeguato e concreto rivolto soltanto a quanti ne abbiano concretamente diritto, cittadini italiani a tutti gli effetti, privi di patrimonio e con reddito insufficiente e non ragionevolmente perseguibile, per motivi anagrafici, disabilit\u00e0, ecc. Un tale contributo assistenziale dovrebbe anche&nbsp;<strong>tenere conto delle effettive condizioni esistenziali del beneficiario<\/strong>, e della sua&nbsp;<strong>appartenenza o meno ad un gruppo familiare&nbsp;<\/strong>di sostegno, perch\u00e9 minore, disabile, anziano, ecc. Questo implica calcolare l\u2019imponibile fiscale individuale come&nbsp;<strong>valore medio del reddito familiare complessivo<\/strong>, paritario tra tutti i membri, indipendentemente da chi e da quali sono quanti concorrono alla formazione del reddito familiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si vede, non sarebbe impossibile avere una sola aliquota \u201ca\u201d nella formula di calcolo di tutte le imposte (forse pi\u00f9 il 30% che il 25%), con la detrazione \u201cb\u201d modulata secondo il tipo di imposta o tassa, per ottenere l\u2019effetto di imposta lineare col reddito, con effetto di sostegno ai redditi pi\u00f9 bassi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ing. Franco Puglia \u2013 9 Novembre 2017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E vediamo i NUMERI che ci offre il libro di Rossi, in sintesi, riferiti ai&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/506"}],"collection":[{"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=506"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/506\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/test.svoltaeuropea.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=506"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}